ric2Giovedì in consiglio comunale si dovrà votare il nuovo regolamento dei consigli di quartiere. Un documento che il Popolo della Libertà di Cesena critica aspramente in vari punti.

“Ricordiamo che la Finanziaria 2008 del governo Prodi prevedeva la possibilità di istituire organismi di decentramento solo nei comuni con popolazione superiore ai 100.000 abitanti, in modo da ridurre i costi della politica”, intervengono il capogruppo del Pdl in consiglio comunale Tommaso Marcatelli e il consigliere del quartiere Cesuola Riccardo Cappelli. “Il Comune di Cesena ha sostanzialmente aggirato la disposizione introdotta dalla Finanziaria 2008 trasformando con una modifica allo statuto i propri quartieri da organismi di decentramento a organismi di partecipazione. Il Comune aveva la possibilità di risolvere molti di quei problemi che negli anni, cittadini e politici di entrambi gli schieramenti, hanno più volte segnalato: problemi di efficacia, di partecipazione e di democrazia interna ai quartieri. Ma ancora una volta è stata persa l’occasione di migliorare l’esistente, preferendo conservare. Nei consigli di quartiere – ricordano Marcatelli e Cappelli – le opinioni della minoranza non sono tenute in considerazione, sia i presidenti che i vice appartengono alla stessa coalizione. In questo modo i quartieri non sono strumenti di partecipazione, ma una cassa di risonanza per ciò che di buono fa il Comune e un filtro del dissenso popolare quando l’amministrazione compie scelte senza confrontarsi con i cittadini. Cosa che, purtroppo, accade sempre più spesso”.

Tornando al nuovo regolamento, i due esponenti del Pdl giudicano “un vero pastrocchio il nuovo sistema elettorale, in spregio ai principi costituzionali che la sinistra sembra voler difendere a corrente alternata. In primis perché si è introdotta unilateralmente la modifica all’elettorato attivo e passivo e poi perché il diritto di voto è attribuito in base alla residenza e non alla cittadinanza. La discrepanza tra i due tipi di elettorato non ha senso: perché mai si può votare a 16 anni e si può essere votati a 18?”.

Marcatelli e Cappelli evidenziano anche un altro comportamento anomalo del Comune. “La sinistra ha polemizzato col governo per l’esclusione del referendum dall’election day del 6 e 7 giugno, ma poi a livello locale, quando avrebbero la possibilità di risparmiare attuando le leggi approvate dal loro governo, non lo fanno per motivi di poltroncine. All’Amministrazione comunale i quartieri fanno comodo, questa è la triste verità – rimarcano Marcatelli e Cappelli. Con le elezioni in una data diversa dall’election day del 6-7 giugno, la percentuale dei votanti sarà minima e i quartieri saranno rappresentativi di una piccolissima parte della popolazione. Ciò favorirà indubbiamente il partito più radicato sul territorio, ovvero il Pd, che eleggerà alcuni consiglieri in più. Questo regolamento è un regalo della giunta uscente al Partito Democratico, mentre per i cittadini ci saranno solo costi aggiuntivi e nessun miglioramento. Come se non bastasse il personale di seggio per le elezioni di quartiere, sempre secondo il nuovo regolamento, sarà costituito da volontari indicati dai consigli uscenti, con il rischio di avere uomini di un unico partito a garantire la correttezza delle consultazioni. C’era un’altra soluzione percorribile: quella di utilizzare il voto delle prossime elezioni comunali per suddividere i seggi nei quartieri, in attesa di superare i 100.000 abitanti e di poter costituire eventualmente le vere circoscrizioni con regole chiare e definite.”

“A questo punto – concludono Marcatelli e Cappelli – con il nuovo regolamento cucito su misura per il Partito Democratico, senza alcuna possibilità per le altre forze politiche di incidere concretamente, diventa chiaro che i quartieri sono solo una questione interna al centro-sinistra”.

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