Italo Macori interviene su Hera
Partiamo da un punto: Hera è una società a maggioranza pubblica. Quindi il pubblico, cioè i Comuni soci, dovrebbero avere potere decisionale nei confronti del management della holding.
In realtà così non è, purtroppo lo sappiamo tutti, gli enti locali sono succubi dei vertici dell’azienda: e invece di dare ordini li prendono. E così sarà finché i Comuni saranno governati da maggioranze di centrosinistra. Quindi con le elezioni della prossima settimana si può iniziare a voltare pagina anche per quello che riguarda i rapporti con la multiutility.
Finora questi rapporti non sono stati toccati per un semplice motivo: Hera è la cassaforte della sinistra. Nell’ultimo anno la società ha elargito oltre 5 milioni di euro ai suoi amministratori e soprattutto ha speso oltre 30 milioni in consulenze esterne, consulenze spesso affidate agli stessi amministratori per rimpinguare i già lauti stipendi. Capite benissimo che parte di questi soldi sono stati versati ai partiti di appartenenza dagli amministratori nominati dalla politica. Le risorse che arrivano da Hera, come detto, sono vitali per il mantenimento economico del centrosinistra. E’ ora di rompere questo schema che in questi anni non ha portato nulla di positivo.
Quand’era il momento di creare l’holding, in qualità di segretario di Confartigianato, avevo espresso un parere positivo con riserva. Questo perché ciò che era stato prospettato in un primo momento non era poi così male: riduzione delle società e dei relativi amministratori, abbassamento delle tariffe, miglioramenti dei servizi. Ovviamente niente è stato fatto. C’è Hera e poi attorno all’holding una galassia con più di 40 società, dotate di altrettanti consigli di amministrazione. Le tariffe? Tutti vediamo i continui aumenti, aumenti che Hera fa sottoscrivere ai Comuni, i quali per assicurarsi buoni dividendi non battono ciglio: tanto pagano i cittadini. E i servizi non migliorano, anzi, a forza di subappaltarli i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ed Hera finisce pure per strangolare le imprese locali a cui affida i servizi.
Italo Macori, candidato sindaco del Popolo della Libertà







