riccardo_cappelli2Un’interpellanza urgente presentata dal capogruppo Italo Macori per vederci chiaro su Sapro e sulle ripercussioni che un ipotetico fallimento della società potrebbe avere sul Comune di Cesena. Il Popolo della Libertà non perde tempo e, dopo l’istanza di fallimento avanzata dalla Procura di Forlì, chiede una serie di legittimi chiarimenti e attacca la sinistra per aver minimizzato il problema.

“Vogliamo informazioni precise sulla reale consistenza patrimoniale di Sapro. A fronte di un indebitamento mostruoso (si parla di 108 milioni di euro di debiti) gli enti pubblici soci informano che Sapro avrebbe un patrimonio da 120 milioni di euro: ma com’è stato calcolato questo dato? Con la crisi in atto e il mercato immobiliare quasi fermo, tale valore rischia di essere solo teorico. Le aree e gli immobili di Sapro sono vendibili?” A porsi la domanda è Riccardo Cappelli, consigliere comunale del Pdl e Presidente della Commissione Bilancio del Comune di Cesena.
“Ovviamente speriamo non si arrivi al fallimento, sarebbe una sciagura per i soci pubblici e per le casse comunali: basti pensare che il Comune di Cesena da solo detiene il 33% della società” - prosegue Cappelli.”
Il Pdl si aspetta dal sindaco Paolo Lucchi “risposte chiare e rapide, oltre ad un approfondimento con i revisori dei conti del Comune di Cesena, per capire cosa potrebbe realmente comportare per il bilancio comunale la malaugurata ipotesi del fallimento della società”.

Innegabili le responsabilità politiche che ci sono dietro questo caso. “La sinistra ha delle colpe da cui non si può chiamare fuori. Noi abbiamo sempre sollecitato il Comune, che negli ultimi mesi ha sottoscritto direttamente anche tre lettere di patronage (ovvero garanzie improprie) su parte dei debiti di Sapro, a prendere in maggiore considerazione il grave stato in cui versava la società. Il problema, almeno di fronte all’opinione pubblica, è sempre stato minimizzato. Ora, grazie all’interessamento della Procura, emergono scenari preoccupanti sul destino di Sapro e sul patrimonio pubblico accumulato dalla società.

Da anni chiedevamo la dismissione di Sapro - evidenzia Cappelli - perché la società si è trasformata nel tempo in un carrozzone pubblico che è uscito in parte dai binari della propria mission aziendale. Infatti, se l’obiettivo iniziale era quello di favorire lo sviluppo economico locale attraverso l’avvio incentivato di nuove aree produttive, negli ultimi anni Sapro ha acquisito anche aree residenziali, commerciali e (sembra) persino case coloniche, probabilmente perché spinta dai soci pubblici a raccogliere le aree che non riuscivano a collocare sul mercato. In parole povere, Sapro ha svolto quasi le funzioni di una pattumiera, e ora che la crisi immobiliare si fa sentire i nodi vengono al pettine.”

Chiaramente l’indagine giudiziaria farà il suo corso, noi ci auguriamo che il fallimento di Sapro si possa evirare in tutti i modi - conclude Riccardo Cappelli - ma quel che è certo è il fallimento della politica economica locale messa in campo dalla sinistra”.

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