prestiti3Riccardo Cappelli, consigliere comunale del Popolo della Libertà, è il presidente della Prima commissione consiliare che, tra le altre cose, tratta proprio delle società partecipate dal Comune di Cesena. Presidente Cappelli, perché il Comune ha tutte queste partecipazioni?
Se si continua di questo passo, estremizzando il concetto, arriveremo ad un Comune-holding. Da tempo noi chiediamo di razionalizzare il numero di questi organismi: Cesena ne ha 36 e crediamo che non tutte siano indispensabili.

Perché crescono?
Inizialmente ci poteva essere la necessità di ampliare il perimetro dei servizi comunali e di costituire organismi che potessero gestire più agevolmente questi servizi. Poi c´è stata una degenerazione, le partecipate sono diventate un centro di spesa e un modo per gestire il consenso elettorale. Ma ultimamente il vero motivo del proliferare delle partecipate sta nel tentativo di eludere la normativa sul Patto di stabilità e le altre regole imposte dalle varie Finanziarie.

Cioè? Quale sarebbe il vantaggio per il Comune?
Tutte le limitazioni sull´assunzione di nuovo personale e sull’entità dell’indebitamento hanno costituito uno spunto formidabile per gli amministratori locali verso la creazione di società che spesso hanno il solo intento di spostare le spese verso altri soggetti. Ad esempio per ridurre la spesa del personale, il Comune può trasferire alcuni dipendenti ad una partecipata. Formalmente il Comune non ha più in carico quei dipendenti, ma assegna un contributo annuale alla partecipata. E così alla fine dei conti il Comune può dire di aver rispettato i parametri del Patto di stabilità.

I cittadini cosa ci guadagnano?
Per i cittadini e per le imprese generalmente non ci sono effetti positivi, anzi la spesa complessiva non diminuisce ma tende ad aumentare, visto che ci sono Cda, revisori dei conti, costi di struttura… Insomma le spese aumentano. C´è poi un problema di scarsa trasparenza, perché la gestione delle società partecipate è soggetta a controlli minori rispetto al Comune. Ed è forse questo il motivo per cui negli ultimi anni alcune società partecipate hanno mostrato perdite importanti, pensiamo a Seaf, Acer, Sapro, Serinar…

Cosa si potrebbe fare per arginare questo fenomeno?
Servirebbe il bilancio consolidato anche per gli enti locali. In futuro, probabilmente, i comuni saranno obbligati a formulare il proprio bilancio tenendo conto dell´andamento gestionale di tutte le partecipazioni. A quel punto, col bilancio consolidato, se c´è una partecipata che perde milioni di euro questa perdita può influire sul patto di stabilità che, ricordiamolo, è uno strumento importante perché determina anche i trasferimenti dello Stato all’ente locale.

da “La Voce” - Cesena

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