marcatelli-tommasoCaro direttore, “il problema c’è, e se tutti gli attori faranno la loro parte, in tre anni saremo fuori pericolo”. Questa è la cosa chiara dell’intervista alla dott. Basenghi, direttore generale dell’AUSL di Cesena, apparsa ieri sul Suo Giornale. Il pericolo c’è. Lo “scostamento” rispetto agli obiettivi regionali è di circa 8 milioni di euro. Solo il sindaco di Cesena aveva maldestramente cercato di negare il “buco”.

La diagnosi, dice il DG, è fatta; però le cause non sono state esplicitate, e la terapia proposta è molto generica, piena di buone intenzioni, e di pannicelli caldi, almeno sul Pronto Soccorso e le liste d’attesa.

Occorre quindi dire una parola su alcuni punti:
· sulle responsabilità gestionali, che sono la prima causa del dissesto, a partire da un aumento preoccupante della mobilità passiva, e cioè dei cittadini cesenati che vanno a curarsi fuori AUSL, frutto di errori nella scelta di alcuni direttori, e di una conseguente debolezza globale dell’offerta ospedaliera;
· sulla volontà di andare verso una integrazione spinta verso Forlì, prima ancora di qualsiasi coinvolgimento delle istituzioni (la mancata smentita su Cardiologia lo conferma!), col rischio di depauperare entrambi gli ospedali, e in nome di un efficientismo improbabile: da quando nel pubblico impiego aumentando la complessità la gestione diventa più facile e i percorsi migliorano?;
· sull’atto di fede nell’area vasta, struttura che esiste senza regole e procedure certe e che finora ha prodotto molti contenziosi e poco di positivo;
· e non ultimo sull’appiattimento del Sindaco nei confronti delle scelte tecniche gestionali dell’azienda, che hanno sempre avuto il massimo della copertura politica, anche quando, vedi il caso del Centro Don Minzoni, erano fortemente criticabili.
Cosa può dire la politica, alla quale non tocca la gestione? Almeno una cosa. Cercare di capire che differenza c’è tra politiche di razionalizzazione, quelle su cui si è lavorato in questi anni a livello di strutture, di contenitori e di organizzazione del lavoro, e che hanno dato scarsissimi frutti, e politiche di cambiamento, finalizzate a creare nuovi comportamenti dei sistemi.
A partire per esempio dai medici, il terzo attore in gioco, tanto invocati e quasi mai protagonisti, assoggettati alle necessità aziendali, finanziarie, organizzative, di economicità, di razionalizzazione, di burocratizzazione, e al centro di una mutazione professionale e culturale del tutto nuova, che però non trova risposta, perchè i problemi riconosciuti dal sistema sono solo quelli di organizzazione, di compatibilità e di efficienza aziendale.
Per uscire dal circolo vizioso della pura e semplice razionalizzazione economicistica occorre innanzitutto affrontare due realtà, che non sono più quelle degli anni passati, e cioè quella dei medici e quella dei cittadini, entrambi con nuovi disagi e con più sofisticati diritti e doveri.
Riuscirà la politica, a partire da quella locale, a lavorare per questo, non affidandosi solo alla tecnica che, come diceva Mintzberg, è quella cosa che si può anche usare al posto del cervello?

Tommaso Marcatelli
Consigliere comunale PDL

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