logoufficialeNegli ultimi giorni anche a Cesena si sono tenute alcune forme di protesta contro la Riforma universitaria, che hanno avuto risalto sui quotidiani locali. Abbiamo letto titoli quali “il mondo universitario si ribella”, come se le poche decine di ragazzi che hanno manifestato in Piazza del Popolo oppure “occupando” l’aula magna di Psicologia rappresentassero i sentimenti e le opinioni degli oltre 11.000 studenti iscritti nelle facoltà della nostra provincia.

La realtà dei fatti è ben diversa; chi vive l’università ogni giorno sa che le vicende degli ultimi tempi hanno coinvolto una parte minoritaria degli studenti, e per un motivo molto semplice: questa protesta è apparsa fin da subito ai più come il solito revival anti-berlusconiano, più che una reale forma di contrasto nel merito di un provvedimento che - probabilmente - quasi nessuno conosce. Prova ne è il fatto che questa riforma sia stata approvata al Senato oltre un anno fa, in prima lettura, senza nessun tipo di protesta a Cesena. Oggi invece si sceglie di protestare, più o meno casualmente, negli stessi giorni in cui è previsto il voto di fiducia al Governo.

E abbiamo qualche motivo per ritenere che questa protesta sia stata almeno in parte fomentata da quegli stessi baroni che, con la Riforma ormai alle porte, perderanno alcuni dei loro privilegi. Finiranno infatti le nomine a vita per i rettori, una parte dei fondi saranno assegnati sulla base dei giudizi espressi dagli studenti, il consiglio di amministrazione sarà composto anche da membri esterni all’università, i docenti dovranno certificare la loro presenza (quanti sono stati fino ad oggi i professori-consulenti che nella vita sono più consulenti che professori?) e infine ci saranno vincoli più rigidi per combattere il fenomeno del nepotismo.

Forse chi sale sui tetti non si rende conto che, difendendo l’attuale sistema, protesta un po’ anche contro se stesso. Perché dovrebbe essere così scandalosa una riforma del reclutamento che prevede contratti al termine dei quali se si viene valutati positivamente si viene assunti a tempo indeterminato? Perché non va bene se lo stipendio di chi entrerà stabilmente in università (a 30 anni e non a 36 come avviene oggi) passerà da 1300 a 2100 euro? Pessimo paradosso, per chi protesta, fare il gioco di coloro grazie ai quali l’università che frequentano si trova nelle condizioni che tutti conosciamo.

Anche il sistema del multi-campus e l’importante presenza universitaria a Cesena non sarà cancellata dalla Riforma, come qualcuno va predicando. Ma certamente occorrerà continuare a contrastare quel centralismo che, in alcuni casi, ha fatto sì che le sedi decentrare romagnole portassero acqua senza avere gli stessi diritti e le stesse opportunità dei cugini bolognesi.

Giovane Italia Cesena
(movimento giovanile del Pdl)

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