marcocasali-84x90Spesso mi capita di partecipare a convegni che riguardano il settore agricolo sia come relatore che come uditore e puntualmente qualcuno dei presenti cita la solita frase, che francamente fatico sempre a comprendere, che afferma che è necessario… vendere il territorio. Il paventato spostamento del Macfrut a Rimini rappresenta sicuramente il più lampante esempio di vendita (oserei dire svendita) di un territorio.

Cesena ha rappresentato e rappresenta la patria europea della frutticoltura;
basta pensare al fatto che Cesena ha intitolato una rotonda ad uno dei più
illuminati genetisti della fragola (il Prof. Pasquale Rosati) proprio per
sottolineare questo così stretto e intimo contatto con le nostre produzioni,
basti pensare che l’attuale ricchezza della nostra città proviene, in gran
parte, dal lavoro dei nostri agricoltori (quasi sempre i nostri padri) che
si sono distinti, fra tutti, come i migliori frutticoltori, i più attenti, i
più zelanti, nel ritrovare le migliori tecniche di produzione; sulla base di
queste peculiarità è poi nata poi una grande tradizione cooperativa e in
successione anche quella logistica legata ai trasporti e a corredo una delle
principali manifestazioni fieristiche mondiali (Macfrut).

Nonostante questa intrinseca ricchezza, nulla è stato fatto in termini di
valorizzazione da parte delle varie amministrazioni locali che si sono
succedute; se ci pensiamo bene non esiste un simbolo, nella nostra città,
che rimandi alla nostra produzione principe (la pesca); sarebbe bastato,
all’uscita dei nostri due caselli autostradali, erigere una qualche scultura
che rimandi il concetto di Cesena come capitale della frutta; abbiamo invece
preferito vivacchiare con esiti nefasti che anche l’ultima campagna
frutticola ha poi manifestato.

Nulla è stato fatto in termini di valorizzazione e ora non rimane che
Svenderci il territorio, cioè portare il Macfrut a Rimini mischiandolo a
ombrelloni e lettini. E’ una vera tristezza pensare a questo trasferimento,
noi che abbiamo un importante distaccamento dell’Università di Agraria, noi
che abbiamo uno dei più antichi Istituti Tecnici Agrari d’Italia, noi che
abbiamo la maggiore concentrazione di impianti frutticoli della Romagna, noi
che abbiamo avuto l’ardire di creare una varietà dal nome Bella di Cesena.

Ora le disposizione dei soloni regionali, impongono la strada da prendere;
sfoltire, accorpare, uniformare, mischiare, insomma perdere l’identità del
nostro territorio. Quattro soggetti, all’insaputa di tutti, si ritrovano e
pontificano un accorpamento che porta ad una omologazione, senza parlarne,
senza spiegarne le motivazioni se non adducendo alla necessità di
magnificare le politiche di area vasta (concetto tanto caro alla nostra
sinistra); beh, con queste politiche l’area sarà sicuramente vasta ma
inevitabilmente devastata!!!

Marco Casali

Responsabile agricoltura
PDL Cesena

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